Scenari di Crisi

Sono molto colpito dall’evoluzione del percorso che si prospetta nella ricerca dei rapporti tra Crisi e Modernità nei confronti dell’Information Technology.

Ora è bene iniziare a calarsi in uno scenario già più pratico e significativo, anche applicativo.
Immaginare, trovare, identificare uno scenario di crisi è una partenza per generare un primo meccanismo logico che inneschi un tentativo di “modernità”. Possiamo partire dalle considerazione sviluppate precedentemente su questo blog (vedi articolo precedente), dove veniva immaginato come le nostre architetture di riferimento per l’epoca contemporanea (si parlava dell’Opera House di Sidney, ma anche di Gehry) fossero paragonate ai “monasteri” dell’alto medioevo, portatori di valori e conoscenza attraverso epoche totalmente dominate da correnti a loro “avverse” come il funzionalismo, piuttosto che “cattedrali”, concetto che secondo me deve ancora acquisire il suo pieno sviluppo.

A questo punto, quale potrebbe essere un nuovo criterio per definire una “cattedrale”, intesa come infrastruttura sociale, come luogo di riferimento? Qual’è la crisi che possiamo innestare e analizzare per ottenere uno stimolo all’evoluzione?

Risulta chiaro a tutti che il luogo dell’aggregazione è al giorno d’oggi reale, fisico, quanto immateriale, virtuale. I luoghi della comunità, i nuovi paesaggi mentali, sono infatti in gran parte i social network, il web 2.0 – letto non tanto come rivoluzione software, ma come rivoluzione d’utenza, da passiva ad attiva e creatrice di contenuti, forse sul limite della “terza ondata” – i musei sono invece sempre più scatole di contenuti e sempre meno aree di unione spontanea.

È chiaro che, se il mondo del web rappresenta le nuove ferrovie, dove però non è più la macchina ad essere protagonista, ma l’informazione, non possiamo più permetterci di non avere infrastutture che possano accoglierle.

la crisi, la sfida, è quella di ipotizzare una nuova tipologia di architettura ibrida, vero punto di contatto tra il mondo reale e quello virtuale, non più trascurabile, verificando nella forma e nella funzione la piena condizione “esisto in quanto informo”.

come? vedremo.



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