Di Archetipi, Simboli e Marchi.

[...] Ecco che con Gehry si richiude il circolo. Nel movimento moderno è rientrata la cattedrale, è rinata la possibilità di fare un’architettura anche simbolica, anche rappresentativa, anche monumentale. E queste parole non si associano alla magniloquenza accademica del potere, ma alla vibrazione di una società locale e globale, che impone un pellegrinaggio per celebrare la nuova religione laica della cultura. Del Medioevo 140 anni dopo la Casa Rossa di Philip Webb per William Morris, la nuova architettura ha riconquistato anche il valore civico e rappresentativo.
leggi da: http://architettura.it/coffeebreak/20001215/index.htm

 

Colgo lo spunto di riflessione suggerito dal Prof.Saggio, trovo molto interessante e stimolante l’articolo proposto, ma devo confessare di non sentirmi pienamente aderente alle considerazioni li sviluppate.
Indubbiamente vero e fondamentale il ruolo di Utzon, di Piano, di Gehry, ad aver dato nuovo cibo per la voglia tutta umana di evadere dal comune, di elevarsi, di essere ricordata e notata (non intendo essere riduttivo) e ad aver dato nuova linfa vitale ai nuovi simboli. Ma le opere di cui parliamo non sono ancora Cattedrali. Sono i monasteri, i monasteri dove questa attitudine al simbolismo viene conservata e ricordata, dove si conserva quella vena spesso trascurata nei periodi meno incoraggianti della storia a diversificarsi dal numero e dalla macchina, a creare il singolo e il diverso.

L’epoca moderna è figlia di queste fonti della conoscenza, di questi monasteri, proprio come lo fu il basso medioevo nei confronti dell’alto. Questa riflessione non credo vada trascurata.

E allora dove sono le cattedrali? le cattedrali devono ancora arrivare.

Dico questo perché per quanto io effettivamente trovi fondamentale la visione critica proposta e dibattuta nel corso ITCAAD  ”Cosa sei? qual’è la tua essenza? esisto in quanto informo” – la trovo sorprendete e ne riconosco il valore forse anacronistico (vorrei dire anche “visionario”, in senso buono, ma è invece estremamente concreto) – credo che sia tuttavia ancora agli albori. Sono nato, vivo e svolgo le mie attività nel periodo dell’informazione e dell’immagine, partecipo in essa come componente della “terza ondata” (potrei considerarmi un “contadino” dell’informazione) teorizzata da Toffler, questi sono gli anni della forma come contenuto autonomo ed indipendente e sono circondato da elementi simbolici presenti in tutti i campi categorizzati dallo scibile umano.
Tutto è marchio, tutto è logos ormai, i Landmarks di cui sopra, sono diventati a loro volta Brands. Si rischia l’inflazione del valore, ci stiamo abituando al riconoscimento del simbolo come elemento comune.

Le cattedrali, intese come contenitori di archetipi e fari della “religione” corrente (il progresso probabilmente, google come si accennava), devono ancora arrivare perché sono fermamente convinto che il filo da Utzon a Gehry possa fare ancora molta strada, allargarsi, dividersi e ricongiungersi, mettendo a sistema la vera informazione, di cui il simbolo è solo una componente di un alfabeto più complesso di quello corrente (una sorta di evoluzione da binario a bit, da bit a byte), in quel momento ci sarà la vera riposta alla domanda “cosa sei? qual’è la tua essenza?” e la risposta “Sono in quanto informo”. Il mondo dell’informazione, dell’informatica, della tecnologia, non può più essere trascurato in quanto è espressione stessa della coscienza dell’uomo (vedi sempre google, nato dagli uomini per gli uomini), è parte del cammino evolutivo orizzontale, apparentemente più rapido ed immediato rispetto a quello naturale.

Questo è il motivo per cui condivido che Architettura e Information Technology non possano essere più divise.
Ecco anche perché l’informazione è il valore fondamentale per rimanere sulla frontiera, per innovare, per generare nuove crisi e nuove modernità da cui ripartire.

 

“Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia” – A.C.Clarke

In fin dei conti ci stiamo semplicemente impegnando a trovare il modo di realizzare i desideri dei nostri avi.

 

 



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