Back in the Matrix

N.B. In questo articolo sono presenti diverse riflessioni in diversi momenti tra le giornate del 06/06/2012, giorno della pubblicazione e le giornate fino alla definizione di una risposta.
Scorrere la pagina per leggere l’evoluzione in più punti.

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Questo intervento è di nuovo una finestra aperta, degli appunti, sugli sviluppi del confronto di questa giornata con il Prof. Saggio e la Prof.ssa Angelini.

Siamo nelle fasi conclusive del progetto, progetto che non ritengo assolutamente concluso rispetto a diverse opinioni ascoltate, ma in una  fase che paragono alla forgiatura: una fase a caldo che mostra una soluzione molto prossima alla definizione, ma che non ha ancora subito lo schiaffo definitivo della tempra. La tempra è, se vogliamo, la prova.

Il progetto è stabile, si sta raffreddando, fondato su criteri sviluppati e riconosciuti ed è stato esposto alla volontà soggettiva, al gusto e all’esperienza di chi conosce l’architettura  l’ha conosciuta, fatta e vissuta.
Non piace.

A me piace, sono soddisfatto e confesso di non essere illuso e innamorato solo del processo che l’ha generato, ma del risultato che si può ottenere.
Piace perché le mie esperienze mi portano a rifiutare l’inganno dell’estetica attuale, spesso senza contenuto, che spesso mi capita di vedere, spaventato da questo credo di cercare matrici genetiche stabili, cerco criteri, cerco il modo di comunicare questi criteri e un’armonia in forma subliminale e spontanea per l’uomo. La Biomimesi, precedentemente citata, mi ha dato queste risposte e promette di armonizzare tutto.

Il fatto invece che non piaccia all’occhio critico del Prof. Saggio è un campanello d’allarme e va ascoltato.
A scopo del tutto sperimentale sarebbe interessante approfondire questa opinione, magari modificando il ritmo generativo (il ritmo metacronico, tipico degli insetti) a favore di un ritmo più vicino a noi, la sensazione potrebbe cambiare in meglio, ma non è questo il problema.

Questo campanello d’allarme è sulla configurazione mostrata.
L’edificio si sta raffreddando troppo velocemente e rischia di solidificarsi evidentemente.
Occorre mantenere il dinamismo parametrico tipico delle matrici genetiche di ogni organismo. Occorre tenerlo caldo e vivo.

Tornando a casa, riflettevo e mi è saltato in mente che tra le caratteristiche proprie dell’organismo che andavo a creare era la capacità di autoadattarsi e di evolversi (post sulla Biomimesi).
Ho trascurato questa componente, un organo fondamentale affinché sia garantito il funzionamento delle altre parti. Per renderlo vivo deve essere materialmente dinamico.

 

L’obiettivo è quindi ora risalire la matrice, un po’ come si fa tra funzioni derivate ed integrali e viceversa.
Devo dimostrare che l’edificio funziona, che l’edificio è vivo, che l’edificio è bello in quanto organico.

Annulliamo la sua esistenza in uno spazio 3D ed evolviamo in un sistema 4D.

Via alle configurazioni.

 

un video d’ispirazione – clicca per vedere:

F L U X from candas sisman on Vimeo.

 

_____ Aggiornamento 08/06/2012 ________________

 

Mi trovo ad aggiornare questo articolo e non a scriverne un altro ex novo perché si tratta della medesima riflessione metabolizzata in parte.
Precedentemente ho spostato l’attenzione e ho focalizzato la discussione concludendo sulla necessità di evolvere uno spazio 3D in uno spazio 4D, modificare quindi il concetto sostanziale di Configurazione statica e di tornare alla matrice generatrice intendendo quindi un sistema di Configurazione dinamica. Per esistere l’organismo architettonico necessita di una configurazione materiale, ma non è condizione necessaria e sufficiente che essa sia statica, anzi, sarà questa sottile differenza spesso sottointesa, che distinguerà un artefatto umano verso una direzione futura di organicità aperta al vivente.

Inoltre, un evento mi ha particolarmente sorpreso. Forse per il disegno e la direzione che sto seguendo era scontato che ne nascesse un approfondimento, ma una serie di coincidenze mi lasciano perplesso e rassicurato, vado a spiegarmi:

I concetti chiave evidenziati sono molti, alcuni verranno fuori durante questo articolo, ma quelli principali sono sicuramente i seguenti: 4D, Configurazione e Biomimesi.

STEP 1 – Mi sono affidato alla grande rete neuronale di google e ho inserito le suddette parole chiave in cerca di un suggerimento, una via diverse da quelle che in queste ore ho formulato (ho sviluppato soluzioni, ma non sistemi di soluzioni – a me occorre, per coerenza progettuale, un sistema dinamico e non una serie di paralleli sistemi statici risolutivi – altre configurazioni statiche).
Sorpresa.

Primo risultato, questo articolo, secondo risultato questo PDF: http://www.scribd.com/doc/82701513/Buck-Minster-Fuller - (trattasi di una tesi di ricerca)

Ne consiglio la lettura al fine di intendere meglio quanto segue, tuttavia mi ha colpito come il concetto di “4D timelock” di Buck Minster Fuller, si integrasse con il suo approccio metodico delineato a realizzare sistemi e non solo soluzioni (il problema delle configurazioni di cui sopra), di quanto sentisse già la multidisciplinarietà del ruolo dell’architetto e del suo metodo di ricerca, ma sopratutto ai primi sentori di Biomimesi. Mi sento in parte rappresentato per quanto sto vivendo ora. Sto inconsapevolmente proseguendo un filone aperto ? Può essere banale e scontato, ma fino a due ore fa nessuno mi aveva informato della cosa.

(Singolarità n°1 – l’ultimo progetto citato nel pdf è stato visto nelle pagine di questo blog per lo sviluppo della serra Idroponica nel progetto – è curioso essere arrivati allo stesso riferimento da due strade differenti e separate).

STEP 2 – Trovato un primo punto di ricerca, provo a cercare un approfondimento in Architettura e Modernità su Buck Minster Fuller per trovare un confronto d’opinioni e nozionistica a riguardo.
Ritrovo delle parole chiave che ho sviluppato nel progetto: Singolarità n°2 “aeronautico”  (in relazione all’approccio e al contesto epocale) pag. 200, la struttura portante del mio edificio ha origini nelle strutture areonautica  ed aereospaziali (costoloni, leggerezza, areodinamicità, materiali termorefrattari, nanogel) – la Singolarità n°3 è a pagina 436, viene citato Buck Minster Fuller nella stessa pagina (è il capitolo che lo vuole) del progetto Blur di Diller e Scorfidio, progetto citato durante la precedente revisione di progetto il 6/6/2012 (leggi su) per rappresentare la variabilità di configurazioni. Singolarità n°4, definito l’intorno di ricerca, rimbalzando di pagina in pagina, torno alla parte del libro che mi ha ispirato dall’inizio e poche pagine dopo la precedente citazione segue il paragrafo sugli “esseri viventi informatici”. Roche è uno spunto.
Associare la parola “essere vivente” ad “organismo” (finora così ho definito il mio progetto) riattiva un via diretta al cuore della Matrice e che permette di iniziare a sciogliere e rendere nuovamente liquida la fase progettuale a favore della ricerca di dinamicità prima citata. La sto prendendo sul personale e mi diverte.

STEP 3 — metaforicamente e scherzosamente potrei dire che se le singolarità di cui sopra sono punti (singolarità = evento/elemento puntuale) e se un punto non ha dimensioni, 2 punti generano una linea a una dimensione, 3 punti generano un triangolo in due dimensioni e 4 punti generano un tetraedro nelle tre dimensioni, senza la pretesa di arrivare al sacro Tetraktis pitagorico a 10 punti, il fatto che si sia sviluppata una metodologia a connessioni, non piatta effetto-causa, quindi proattiva, in linea con il brainstorming iniziale (qui) incoraggia fortemente lo sviluppo coerente del progetto. La strada sembra essere sempre più chiara.
Rimettiamo ora le carte in tavola, parole chiave utili in un brainstorming in espansione:

Biomimesi, 4D, configurazioni, dinamicità, Roche e Sie, Buck Minster Fuller, evoluzione, adattabilità, organismo, involucro, rete neuronale, proattività, parametrizzazione, arduino, multiruolo, robotica.

ce ne sono molte altre, ma queste sono quelle più vicine ed importanti nei foglietti che ho scarabocchiato.

Da qui partiamo e ringrazio Saggio per aver citato Allen a sua volta inspirato da Buck Minster Fuller:

“non bisogna aver paura della forza rivoluzionaria dell’idea, quando è in risposta a questioni rilevanti, che bisogna elaborarla con decisione (anche se ad altri potrebbe apparire utopica) e poi trovare le tecnologie (oppure inventarne ad hoc) per realizzarla” 

 

Ora via all’invenzione.

 

 Altri due video d’ispirazione, un passo avanti dal concetto alla pratica:



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